Tommaso Cascella e Mariano Cipollini propongono una rinascita attiva per il museo pescarese: un laboratorio vivo di arti visive e performative che coniughi memoria e innovazione.
Fare del Museo Basilio Cascella “un’officina della contemporaneità” non è solo un progetto di gestione museale: è una visione. È la volontà di riaccendere un’eredità familiare lunga 150 anni, proiettandola nel presente con una funzione rinnovata — quella di un laboratorio di idee, arti e partecipazione.
L’artista Tommaso Cascella, erede di una dinastia che ha segnato la storia dell’arte abruzzese e italiana, e il curatore Mariano Cipollini, hanno presentato alla commissione Cultura del Comune di Pescara una proposta che promette di trasformare il museo di via Marconi in un luogo vivo, dinamico, interconnesso con il mondo.
“Il museo deve tornare ad essere un punto di riferimento per la città e per chi la visita — un luogo dove si produce, non solo dove si conserva”, ha dichiarato Cascella, ricordando come il museo abbia attraversato “cinquant’anni tribolati”.
L’obiettivo è far sì che il museo “cammini con le proprie gambe”, valorizzando non soltanto le oltre 600 opere custodite, ma soprattutto la continuità creativa di una famiglia che ha attraversato sei generazioni — un caso raro anche a livello internazionale, “che non si trova neppure in Giappone”, come sottolineato in commissione.
Una bottega d’arte per il XXI secolo
Cipollini ha posto l’accento sulla longevità artistica dei Cascella, sottolineando la necessità di farne un modello: una “bottega moderna”, ponte tra il patrimonio storico e le nuove pratiche della contemporaneità.
Il museo, nella visione condivisa con l’amministrazione, diventerebbe così un centro di produzione culturale aperto alle arti visive, ma anche alla musica, alla danza, alla scrittura, al cinema, al costume e al giornalismo, accogliendo iniziative performative e formative che restituiscano alla città di Pescara un luogo di aggregazione e scambio.
Un approccio multidisciplinare, insomma, che riecheggia l’antica tradizione dei Cascella — pittori, scultori, ceramisti, incisori e grafici — ma la proietta nel linguaggio del nostro tempo, dove le arti dialogano e si contaminano.
Dall’Abruzzo al mondo
Il progetto guarda lontano. Tra le prospettive già accennate, collaborazioni con musei e accademie internazionali — dall’Accademia di San Luca di Roma a istituzioni in Cile e in Abruzzo, con mostre e scambi culturali sostenuti anche dalla Regione.
La rete che si intende costruire è quella di un Abruzzo che si riapre al mondo attraverso la cultura, riportando il nome di Cascella (e di Pescara) nel circuito nazionale e internazionale dell’arte contemporanea.
Una politica culturale che genera appartenenza
Come ha osservato la consigliera Caterina Artese, presente all’incontro, “il museo Basilio Cascella non è ancora riuscito a diventare un luogo di aggregazione cittadina, nonostante l’orgoglio che rappresenta”.
La proposta di Cascella e Cipollini, dunque, si muove in una direzione precisa: riattivare l’identità culturale del museo come luogo d’incontro, di appartenenza, di partecipazione attiva.
Un’officina della contemporaneità in cui le generazioni si incontrano, le arti si fondono e la memoria si rinnova, trasformando un archivio familiare in una fucina pubblica di creatività condivisa.
In prospettiva, il Museo Basilio Cascella può diventare ciò che è sempre stato nella sua essenza: una casa dell’arte, ma anche una scuola di futuro.
Un luogo dove l’eredità del passato si traduce in linguaggio contemporaneo, dove la tradizione non è vincolo ma energia generatrice — e dove la città di Pescara può finalmente riconoscersi in una cultura che non contempla, ma agisce.