Sguardo di piccola luce

Dal ciclo “Iconoclastica” di Luciano Di Gregorio

Con Sguardo di piccola luce, il fotografo Luciano Di Gregorio ci accompagna in un viaggio silenzioso, fatto di ombre e chiarori, dove una giovane donna regge una candela come se fosse l’ultima scintilla di speranza in un mondo immerso nel buio.

L’immagine colpisce per il suo equilibrio tra eleganza classica e sensibilità contemporanea. La modella, avvolta da veli che sembrano fumo o vento solidificato, emerge dal fondo nero come una figura sospesa nel tempo. Lo sguardo è calmo, quasi assorto, e invita lo spettatore a condividere un momento di intimità e contemplazione.

La luce della candela non serve solo a illuminare la scena: diventa il vero cuore del racconto. È una luce piccola, sì, ma intensa, che sembra proteggere il volto della giovane e guidare chi osserva. È la metafora di un’umanità che resiste, di un pensiero che brilla anche quando tutto sembra spento.

La scelta cromatica, sobria e raffinata, amplifica l’effetto emotivo. I verdi trasparenti dei veli e il marrone profondo dell’abito creano un contrasto delicato, quasi pittorico, che ricorda i ritratti rinascimentali e le nature morte fiamminghe. Ma qui non c’è nostalgia: c’è un dialogo tra passato e presente, tra sacro e profano, che rende l’opera viva e attuale.

Il ciclo “Iconoclastica”, di cui questa fotografia fa parte, si interroga proprio su questo: cosa significa oggi creare icone, immagini che restino, in un’epoca di scorrimento veloce e consumo istantaneo? Con Sguardo di piccola luce, Di Gregorio sembra rispondere che l’arte può ancora fermarci, può ancora chiedere silenzio e attenzione.

In definitiva, questa immagine è più di un ritratto: è un piccolo rito visivo, un invito a riscoprire il valore della luce — interiore ed esteriore — che ci accompagna anche nei momenti più oscuri.